La ricerca è venuta letteralmente a me in un giorno di molti anni fa, a L’Aquila…

Durante un collegio docenti in conservatorio, un collega che mi conosceva appena mi chiese che strumento suonassi e io risposi con entusiasmo: il clavicembalo! Inspiegabilmente il collega mi consegnò alcune notizie, vaghe per la verità, su un compositore di fine Settecento, i cui lavori l’avevano colpito in un ascolto di molti anni prima. Altrettanto inspiegabilmente – non avevo prima di allora mai avuto esperienza di ricerca e filologia musicale – mi misi immediatamente a indagare con una certa solerzia e in poco tempo arrivai a identificare quel compositore in Ferdinando Turrini, al quale ho consacrato in una decina di anni moltissima attenzione e del quale ho ricostruito la biografia e soprattutto riscoperto rimarchevoli sonate dedicate al «Cembalo-Pianoforte» in un’epoca in cui in Italia si produceva soprattutto l’Opera.

L’incontro con Turrini ha determinato anche quello con il fortepiano poiché, esaminando la sua scrittura, mi resi conto immediatamente che le sue composizioni si collocavano esattamente in quel particolarissimo periodo di transizione in cui il fortepiano, che si andava sempre più perfezionando dal punto di vista meccanico, soppiantò definitivamente il clavicembalo andando ad affermare e consolidare quello che oggi definiamo ‘il pianismo’, con tutte le implicazioni legate sia all’evoluzione della tecnica che a quella organologica-compositiva.

Cominciò dunque per me un’avventura difficile e complessa, in cui dovetti necessariamente apprendere i ‘ferri del mestiere’: come affrontare la lettura e l’analisi soprattutto di manoscritti antichi, come procedere nel connettere tra loro gli elementi più o meno salienti, come presentare dal punto di vista formale un lavoro, quello musicologico, che ha assolutamente a che fare con il metodo scientifico, oltre che con la sempre indispensabile capacità di intuizione. Tutto questo mi fu letteralmente donato e insegnato da amici e conoscenti già padroni della materia. Ho imparato tutto sul campo, sostenuta da una passione irriducibile e dalla guida di chi in me ha creduto da subito. Mi piace ricordare tra loro: Francesco Zimei, Dario Della Porta, Mariella Sala, Donato Gallo.

Il ‘salto’ da Turrini a Gaetano Valeri, suo allievo e attivo ugualmente a Padova tra la fine del Settecento e i primi dell’Ottocento, è stato conseguente e logico. Oggi a disposizione della comunità scientifica musicale abbiamo cinque concerti inediti, di cui quattro dedicati al cembalo e uno al fortepiano, da un compositore ritenuto quasi esclusivamente consacrato all’organo.

Giusy De Berardinis