Ferdinando Turrini: gli anni giovanili della sua vita

Ferdinando Turrini - Santa Giustina- Padova

Dalla Nascita a Salò nel 1745 fino all’esordio a Venezia e all’incarico stabile a Padova

Tra i pochi musicisti italiani dediti alla composizione di sonate per clavicembalo e/o pianoforte nella seconda metà del XVIII secolo, la figura di Ferdinando Turrini merita certamente un maggiore approfondimento, sia per la qualità delle sue opere che per l’attenzione costante verso l’evoluzione della forma sonata e dello strumento a tastiera.

Ferdinando Turrini fu soprannominato «Bertoni» o «Bertoncino», ma anche «Bertoni l’orbo» e «Bertolo l’orbo»

«Al nostro Romoaldo non rimaneva che un fratello per nome Ferdinando, del quale non poteva far conto, perché avendo intrapresa la carriera della musica con progresso meraviglioso, lo chiamava a Venezia lo zio Bertoni per educarselo a modo suo: divenne infatti uno degli scolari più celebri, chiamato, per distinguerlo, Bertoni, cognome che egli portò fino che visse». 1

Dunque Ferdinando Turrini fu associato allo zio sotto il profilo onomastico, venendo spesso soprannominato «Bertoni» o «Bertoncino» (o anche «Bertoni l’orbo» e «Bertolo l’orbo»), per non confonderlo con Romoaldo che pure studiò a Venezia, presso l’Accademia di Belle Arti e anch’egli sotto la protezione del famoso compositore. In realtà, la sovrapposizione del cognome dello zio unita alla coincidenza del medesimo nome di battesimo, Ferdinando, ha creato nel tempo non pochi equivoci sulla corretta identificazione delle persone e delle rispettive opere.

Turrini a Venezia in un’autorevole testimonianza

Pur essendo citato nei maggiori dizionari musicali, dell’epoca e moderni, le notizie disponibili sulla vita di Turrini e sulla sua attività sono state finora scarse. Tuttavia possiamo oggi avvalerci di alcune importanti testimonianze che ne illuminano soprattutto gli aspetti musicali.

Carlo Gervasoni così descrive le sue qualità:

«Indefesso nell’esercizio sui più scelti pezzi de’ migliori maestri e nella lettura delle migliori opere teoriche dell’Arte fece in pochi anni una riuscita prodigiosa. Il vero stile da organo legato e fugato, e co’ i più ingegnosi artifizj, a lui divenne in breve tempo oltre modo familiare. Non avea ancora diciotto anni, che più non conosceva difficoltà alcuna tanto nell’intavolatura, che nell’accompagnamento del cembalo e dell’organo. Il suo zio Ferdinando Bertoni maestro di cappella di S. Marco a Venezia gli usò assistenza e protezione; e con questo valido mezzo giunse altresì ad ottenere un posto di accompagnatore al cembalo in uno de’ principali teatri di quella città. Compose quindi diverse Farse teatrali e molti pezzi da chiesa e da camera, i quali eccitarono il più vivo entusiasmo». 2

In quale teatro veneziano Ferdinando Turrini abbia esercitato il ruolo di maestro al cembalo, non è stato possibile appurarlo, come d’altra parte sono stati finora rinvenuti solo alcuni dei «molti pezzi da chiesa» ricordati da Gervasoni,3 ma nessuna Farsa teatrale; la testimonianza di Gervasoni è comunque particolarmente significativa per essere contemporanea al compositore. Di certo nella città lagunare Turrini poté contare su una formazione di primo livello. Furono infatti allievi dello zio, tra gli altri, musicisti del calibro di Giovanni Battista Grazioli, Antonio Calegari e Johan Simon Mayr. 4

Il trasferimento a Padova nel 1766 e la cecità nel 1773

Nel 1766 Ferdinando Turrini si trasferì a Padova per ricoprire il posto di organista presso la Basilica di Santa Giustina,5 nel cui monastero probabilmente risiedette per tutta la durata dell’incarico.6 Fino ad oggi si era sempre ritenuto che avesse ottenuto questo ruolo dal 1773 circa a causa della sopraggiunta cecità che lo colpì proprio allora, «nel fiore degli anni», come egli stesso dichiarò in una toccante dedicatoria premessa a una raccolta di sonate. Le cause di questa disgrazia sono sconosciute. Turrini provò a curarsi ad Abano con la «medicatura de’ bagni e stillicidio»,6 ma, evidentemente, senza alcun successo.

Turrini ricoprì il posto di organista in Santa Giustina dal maggio 1766

Di fatto, però, la sua presenza a Padova sin dal maggio 1766 smentisce quanto sino ad oggi affermato ovunque, e cioè che fosse stata la cecità a determinare la sua sistemazione presso il Monastero di S. Giustina. La data del 1766, inoltre, assume una valenza particolare alla luce della successiva visita di Mozart a Padova, il quale, dopo un intero mese passato a Venezia, dove aveva incontrato anche Ferdinando Bertoni, il 13 marzo 1771 si recò proprio alla basilica padovana nella quale suonò «l’ottimo organo dell’incomparabile chiesa di S:o Justino».7

Dunque il musicista ebbe non solo la possibilità di ascoltare il giovane Wolfgang, ma probabilmente poté vederlo e avvicinarlo, sebbene si sappia poco a proposito degli accadimenti di quella giornata, ad eccezione degli incontri certi di Mozart con Antonio Vallotti e Giovanni Ferandini. Fu un avvenimento senz’altro significativo in sé, ma sottolinea anche che Turrini visse sempre in un contesto di elevato valore artistico e culturale.

La lusinghiera testimonianza di William Beckford

L’abilità di Turrini come organista è documentata con particolare sensibilità da una rara testimonianza personale sul compositore del poeta inglese William Beckford, in visita a Padova, in una lettera del 7 settembre 1780:

 «I left them hard at work, taking more exercise than had been their lot for many a day; and, mounting into the organ gallery, listened to Turini’s music with infinite satisfaction. The loud harmonious tones of the instrument filled the whole edifice; and, being repeated by the echoes of its lofty domes and arches, produced a wonderful effect. Turini, aware of this circumstance, adapts his compositions with great intelligence to the place, and makes his slave, the organ, send forth the most affecting, long-protracted sounds, which languish in the air, and are some time a-dying. Nothing can be more original than his style. Deprived of sight by an unhappy accident, in the flower of his days, he gave up his entire soul to music, and scarcely exists but through its medium.» 8

Conclusioni

Ferdinando Turrini fu formato musicalmente dallo zio Ferdinando Bertoni a Venezia, dove svolse attività di cembalista in un teatro che non è stato finora possibile identificare. In seguito, nel maggio del 1766, prese servizio in qualità di organista presso la basilica di S. Giustina, dove prestò servizio ininterrotto almeno fino al 1797.


Immagine:

  • Vincenzo Maria Coronelli, “S. Giustina in Padova”, Biblioteca nazionale Marciana – Venezia,1696 circa.

Bibliografia:

  • [1] P. Perancini, op. cit., p. 12.
  • [2] Carlo Gervasoni, Nuova teoria di musica ricavata dalla odierna pratica: ossia metodo sicuro e facile in pratica per ben apprendere la musica a cui si fanno precedere varie notizie storico-musicali, Parma, Stamperia Blanchon 1812, pp. 287-288. La citazione non è presente in F. Conter, op. cit.
  • [3] Anche altri testi riferiscono genericamente di pezzi di musica sacra, citando esplicitamente soltanto un Miserere. In Carlo Schmidl, Dizionario Universale dei Musicisti, II, Milano, Casa editrice Sonzogno 5 marzo 1929, p. 627, si legge: «Nelle sue varie composizioni da chiesa primeggia un reputato Miserere (1808) […]». E ancora, in François Joseph Fétis, Biographie Universelle des Musiciens, VIII, Paris, Librairie de Firmin Didot Frères, Fils et Cie 1865, p. 971: «Il fit exécuter en 1808 un Miserere de sa composition dont on a fait l’éloge». Il Miserere si trova in I-Rsc, A. Ms. 2807. Le altre composizioni sacre ad oggi rinvenute sono gli Oratori Il martirio di S. Cecilia e La deposizione dalla croce di Gesù Cristo Salvator Nostro, entrambi pubblicati a Venezia da Simone Occhi e attualmente in I-Vlevi. Sull’ultima pagina del libretto della Deposizione, custodito in I-Vcg, è riportata ad inchiostro la data «11 febbraio 1763»; un Te Deum a quattro voci Concertato con piena Orchestra,in B-Bc – 11180, dedicato a Napoleone Bonaparte, e una Missa de requiem in I-Rsc G-Mss -516 e in I-Pc 26.2. Soltanto il Miserere e il Te Deum sono menzionati in Conter, op. cit., ma senza la rispettiva localizzazione. In merito ad altri lavori di Turrini, dei quali finora non abbiamo trovato riscontro, in A. Valentini, I musicisti bresciani e il Teatro Grande, Brescia, Queriniana 1894, p. 104, s.v., si legge: «Trovo fra le mie schede notato: Una Sinfonia nell’Orfeo, Giusti Numi, Chi vanta un’alma forte e due sonate Rondò nell’Orfano Cinese, custoditi nell’Archivio del Santuario della B. V. delle Grazie». E in Giovanni Bignami, Enciclopedia dei musicisti bresciani, Brescia, Fondazione Civiltà Bresciana 1985, p. 242, s.v., sono citate anche le seguenti opere: «[…] due Messe, Vespro, Kyrie, […] Dies Irae, la Cantata Il Roveto di Mosè […]». Per quanto riguarda una seconda Messa e il Vespro, non sono stati ancora rintracciati; un Kirie è in D-Dkh e la Cantata Il Roveto di Mosè in D-Mbs. In F. Conter, op. cit., p. 42, nota 27, l’Autrice riferisce di «un’Aria», Il Genio Drammatico, musicata da Turrini su testo di un autore sconosciuto in occasione dell’apertura del Teatro del Seminario [dopo il 1772]. In realtà il documento citato è un testo poetico, conservato a Padova, Biblioteca Civica, B.P.793/11 e consta di un foglio volante (formato in folio) stampato solo nella parte interna, ornato con due incisioni, all’inizio e alla fine, e un capolettera inciso che riporta il titolo Il Genio drammatico / a sua eccellenza reverendissima / Niccolò Antonio Giustiniani / vescovo di Padova / In occasione dell’apertura del Teatro del Seminario al quale segue poi il testo poetico. La parte musicale è andata persa, ma alla fine del testo possiamo leggere che «La Musica dell’Aria è del Signor Ferdinando Turrini detto Bertoni Organista in Santa Giustina. La Musica poi dei Cori è del Rev. Sig. D. Aurelio Episcopi Maestro di Cappella nella Cattedrale di Padova».                                                                                                                              
  • [4] Cfr. Francesco Caffi, Storia della musica sacra nella già Cappella ducale di S. Marco in Venezia (dal 1318 al 1797), a cura di Elvidio Surian, Firenze, Olschki 1987, pp. 350-351.
  • [5] La prima presenza di Turrini come organista a Padova è attestata il 27 maggio 1766; cfr. Padova, Archivio Storico dell’Abbazia di Santa Giustina, Atti Abbaziali, ms., 20, c. 157r. In F. Conter, op. cit., p. 38, si afferma, invece, che «A S. Giustina, come organista, Ferdinando Gasparo restò dal 1772 al 1797 […]».
  • [6] In Processo dei monaci dell’Abbazia di Santa Giustina, Padova, Biblioteca Civica, ms., c. 2, B.P. 776, troviamo infatti una testimonianza di Turrini, relativa al 1797, nella quale afferma: «Io sono alloggiato nel monastero di S. Giustina, conosco tutti li monaci […]».
  • [7] Sono le parole di Ferdinando Bertoni a Padre Martini, in una lettera riportata in F. Conter, op. cit., p. 31.
  • [8] Cfr. I Mozart in Italia, a cura di Alberto Basso, Roma, Accademia Nazionale di Santa Cecilia 2006, p. 248.  In questo stesso testo, alla voce «Bertoni», p. 495, si legge: «Dagli “appunti di viaggio” relativi al periodo dall’11 febbraio al 12 marzo 1771 (MBA 235, vol. I) si apprende che, al tempo in cui incontrò i Mozart, egli era “Maestro di Cappella del  pio Conservatorio de Mendicanti” e che “abita in corte de Pignoli à S. Giuliano”. L’indicazione così precisa dell’indirizzo dell’abitazione fa supporre che i Mozart siano stati ospiti del compositore bresciano, anche se nessuna informazione a riguardo ci è dato di conoscere con precisione».
  • [9] William Beckford, Dreams, Waking, Thoughts and Incidents: in a Series of Letters from Various Parts of Europe, Cirencester, The Echo Library 2005, pp. 63-64.

La Musica, ovvero la nostalgia del suono

Giusy De Berardinis


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