La musica, ovvero la nostalgia del suono

Il musicista vive per la nostalgia creata dal suono. Per quel vuoto così evidente e così insopportabile. Per tentare, invano, di riappropriarsene.

Musica è ascolto. Ascolto della relazioni tra suoni che vivono per un solo istante e poi fuggono via, lasciando tuttavia un solco profondo, soprattutto in chi della musica ha fatto una ragione di vita.

Il musicista vive nella e con la memoria di quel suono, che sente dapprima inseguendolo dentro di sé, affinché non sfugga di nuovo, e poi plasmandolo in un’esecuzione, nella ricerca inesauribile di perfezione, di qualità tecniche ed estetiche, di connessioni.

«La musica non esiste» amava condensare in una provocazione sorniona Emilia Fadini, mia guida e fonte di ispirazione, così come per diverse generazioni di musicisti. Ed è proprio in questo suo essere tanto ineffabile quanto reale che abita la fascinazione perpetua di un’Arte che percepiamo vitale, essenziale per il nostro benessere.

La musica è però anche un’Arte complessa. La sua dottrina, estremamente articolata, richiede molto studio, ma anche una disposizione al dubbio, alla sorpresa, alla ricerca infinita. E tuttavia la musica può essere di tutti e per tutti, poiché può superare ogni forma di conoscenza, andando a posarsi con la leggerezza di una farfalla là dove batte più forte il cuore, al centro delle nostre emozioni.

Non sapevo ancora nulla di tutto questo quando all’età di cinque ascoltai per caso alla radio l’inizio della quinta sinfonia di Beethoven. Ne rimasi talmente affascinata che chiesi a mia madre con quale strumento si potesse suonare una musica così meravigliosa: ‘Con il pianoforte’, osò.

Tre anni dopo, spazientita dal non vedere esaudita la mia richiesta continua, mi iscrissi da sola al corso di pianoforte che cominciava nella scuola che frequentavo.

Da allora, con infinite e talvolta ostiche declinazioni intorno al tema ‘tastiere’, nel mezzo di percorsi finanche distanti gli uni dagli altri, non ho mai cessato di sentirmi in quella condizione di connessione profonda con il suono, con quella necessità di (ri)afferrarlo, forgiarlo, scoprirne le ragioni intime, in un dialogo segreto, incessante e dubitante con l’Immateriale, ragione ultima e ineludibile di ogni Arte.

Giusy De Berardinis

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