Ferdinando Turrini: docente e musicista stimatissimo fino alla fine dei suoi anni

Turrini Te Deum

Le testimonianze degli allievi e degli interlocutori

Le testimonianze da me rintracciate a proposito di Turrini docente, mentre documentano per la prima volta questa parte importante della sua attività musicale, continuano a descrivere una persona molto stimata. Antonio Miari,1 uno dei suoi allievi, così si esprime a proposito degli anni passati a Padova:

«[…] non senza difficoltà ottenni dalla tenerezza del mio buon Genitore il permesso di recarmi in Padova presso il riputatissimo P.re Luigi Antonio Sabbatini già Maestro di Capella in Roma, ed in allora nell’insigne Basilica di S. Antonio, onde apprendere dall’Autore di quattro ben applaudite Opere Teorico-Pratiche la Scienza del Contrappunto. Dimoratovi interrottamente pel corso di circa due anni, ho potuto esercitarmi sotto i suoi occhi, e dopo da per me in ogni genere di composizioni. In pari tempo non mancai di approffittar delle lezioni di Cembalo, ed Organo del Celebre, e fin d’allora cieco Maestro Ferdinando Turrini detto Bertoni, e del di lui pur valoroso discepolo Valerj.»2

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«Due sommi ingegni quali furono un Bertoni e un Bresciani»

Francesco Canetti,3 invece, in una lettera a Carlo Gervasoni datata 20 marzo 1803, traccia il seguente ritratto del giovanissimo Giovanni Battista Soncini, in seguito collezionista di spartiti, tra i quali anche quelli di Turrini:

«Quattordici sono gli scolari, a’ quali attualmente do lezione di musica, e dei quali ne ho la maggior compiacenza. Quattro fra questi sono i Soncini tutti dilettanti di Piano-forte, un figlio e tre figlie, che riscuotono ognora gli applausi e le maraviglie da chiunque li ascolta. Basta dire che il primo nella tenera età di soli otto anni compose una sonata per Piano-forte assai bella […]. Sono già due anni che studia il contrappunto sotto l’ottima scuola del cittadino Ferdinando Turini celebre compositore e maestro».[4]

Le parole di Giovanni Taschini5 in una lettera datata 31 gennaio 1848 e indirizzata ai Fratelli Serassi, organari di Bergamo, confermano la considerazione di cui Turrini godette durante la sua vita. Taschini, infatti, protestando per un inopportuno memorandum dei Serassi, a proposito di quale fosse il modo di registrare, suonare e manutenere l’organo, scrive:

«[…] Signori! non istà bene toccare nell’amor proprio lo studioso Artista: uno che può vantarsi com’io posso d’aver avuto per Maestri di suonare il Piano, l’Organo, non che di Composizione, due sommi ingegni quali furono un Bertoni, ed un Bresciani di fresca memoria non può tollerare che gli venghino date ulteriori istruzioni sul modo di registrare, e suonare qualsiasi Organo».6

Il rigore musicale di Turrini compositore e didatta

Quanto invece al rigore con il quale Turrini svolgesse la sua professione di compositore e didatta, è illuminante la prefazione che egli stesso appose al Te Deum dedicato a Napoleone Bonaparte:

«L’Autore a chi legge: A pochi e moderni musici e singolarmente agli scrittori di Teatro è noto il maneggio dei così detti Rivolti; perciò l’Autore in questa opera ha segnato alla parte dell’organo tutti i numeri da esso voluti, per evitare la critica di qualche ignaro che talvolta giudica errore quello che non intende, e ciò accade ancora a chi non ha un’esatta cognizione dei precetti stabiliti per infallibili fondati sull’esperienza ed insegnati dei gran Maestri dell’arte antichi e moderni, seguaci e fedeli imitatori della natura fuori della quale non si dà novità se non se a sproposito. Per questa ragione appunto da certi moderni compositori si sente tutto dì nelle Chiese e nei Teatri, modulazioni strane, barbare e prive affatto di senso comune. Sta’ sano».7

La solidità della formazione di Turrini

Il contenuto deciso di questa prefazione pone in luce due aspetti fondamentali del musicista: la conoscenza che egli ebbe «dei gran Maestri dell’arte antichi e moderni», a conferma della solidità della sua formazione, e la continua necessità di aggiornamento. Nonostante la condizione di cecità, Turrini fu infatti sempre partecipe degli accadimenti musicali a Padova, anche al di fuori della basilica di S. Giustina, riuscendo ad apprendere e studiare quanto di significativo si producesse nel mondo musicale in generale. Tra i suoi allievi, oltre ai già citati Giovanni Battista Soncini, Gaetano Valeri e Antonio Miari, vi furono altri affermati compositori, quali Bartolomeo Bresciani, Sebastiano Nasolini, Alessandro Mini.

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La vera data di morte di Turrini si situa presumibilmente all’11 gennaio 1829

La data di morte di Turrini è stata sinora dibattuta: gli autori hanno infatti oscillato tra il 1812 e il 1819. Sulla base di alcuni nuovi indizi da me rintracciati, possiamo oggi concordare con Paolo Guerrini, che invece, basandosi sul testo dell’epitaffio, da lui stesso rinvenuto nel cimitero di Brescia su una lapide oggi scomparsa, fissa la data all’11 gennaio 1829:

QUI RIPOSA / FERDINANDO TURRINI DENOMINATO BERTONI / F. DI BARTOLOMEO / NATO IN SALÒ / SOFFERSE DA SAGGIO LA CECITÀ ANNI LVI / NE VISSE LXXXIV / MAESTRO DI MUSICA / TEORICA E PRATICA PROFONDISSIMO / COMPOSITORE INSIGNE / SUONATORE DI CLAVICEMBALO / E D’ORGANO IMPAREGGIABILE / PASSÒ REPENTE IL DÌ XI GENNAIO 1829 /

GLI ALUNNI ED AMMIRATORI SUOI / LAGRIMANTI GLI PONGONO QUESTO MONUMENTO

Le inedite testimonianze della prova in vita di Turrini oltre il 1819

Le ipotesi dell’esistenza in vita di Turrini ben oltre il 1819 e la sua capacità di esercitare la professione, all’età di 76 anni e in luogo diverso da quello della sua residenza, vengono oggi finalmente supportate dall’acquisizione di due documenti finora mai considerati. Il primo è una lettera, datata 12 febbraio 1822 e indirizzata anch’essa a «Li Sigi Fratelli Serassi / Celebri Fabbricatori d’Organi / Bergamo», nella quale l’organaro mantovano Ferdinando Montesanto8 scrive:

«Per commissione del mio genitore devo rendergli noto che dieci giorni sono è stato invitato dagli attuali deputati di Villa Valtrompia a portarsi colla per trattare sul ristauro di quell’organo, siccome già da più di un anno gli si era pur fatto su di ciò cenno dal maestro Bertoni di Brescia».9

Il secondo è invece riportato dal Guerrini e riguarda un’importante notizia riferita al 1823, dunque successiva di un anno a quella del Montesanto:

 «L’arciprete di Toscolano ha mandato la descrizione dell’organo di quella chiesa monumentale, costruito nel 1822 da Fra Damiano Damiani ex-Cappuccino, e collaudato dal prof. Ferdinando Turini, detto Bertoni, di Brescia il 7 febbraio 1823».10

Effettivamente, in data 30 ottobre 1930, l’arciprete di Toscolano inviò una lettera ad Armando Maccarinelli, organaro di Brescia, nella quale scrisse che l’organo «fu collaudato dal Prof. Ferdinando Turrini di Brescia, detto Bertoni il 7 febbraio 1823».11

Conclusioni

Possiamo dunque oggi affermare, senza più alcun dubbio, che Turrini non morì nelle date indicate finora e che almeno fino al 1823 fosse non solo vivo, ma ancora attivo nell’esercizio della sua professione. La testimonianza di Giovanni Taschini riportata in precedenza, inoltre, consolida ulteriormente questi dati, poiché egli nacque nel 1813 e non avrebbe certamente potuto conoscere il compositore, diventarne allievo e ricordarlo adeguatamente se questi fosse deceduto nelle date attribuite finora.


Immagine:

  • Prefazione di Ferdinando Turrini al Te Deum, ms, s.d., Bibliothèque du Conservatoire Royal de Bruxelles.

Bibliografia:

  • [1] Antonio Miari (Belluno, 1778-Landrìs di Sedico, 1854), apprezzato compositore di musica sacra e strumentale.
  • [2] Antonio Miari, Cenni biografici di me Antonio Miari; cfr. Belluno, Biblioteca civica, ms. senza collocazione, s.d., c. 2.
  • [3] Francesco Canetti o Canneti, compositore. Secondo Bignami, op. cit., s.v., pp. 259-260, nacque a Crema intorno alla metà del XVIII secolo. In Mariella Sala, Catalogo del fondo musicale dell’Archivio capitolare del Duomo di Brescia, Torino, EDT 1984, «Cataloghi di Fondi Musicali in Italia», a cura della Società Italiana di Musicologia, p. 174, troviamo queste notizie: «Maestro di Cappella della Cattedrale, eletto il 13 settembre 1786, mantenne l’incarico fino al 1826. Ricoprì la stessa carica anche presso la chiesa di S. Francesco (elezione in data 20 maggio 1779)».
  • [4] Carlo Gervasoni, Carteggio musicale di Carlo Gervasoni con diversi suoi amici Professori e Maestri di Cappella in cui si dimostra l’utilità della scuola della musica, si propongono e si sciolgono alcuni dubbj alla medesima scuola relativi e si danno varj avvertimenti utilissimi ai professori e dilettanti di quest’arte, Parma, Luigi Mussi 1804, pp. 94-95.
  • [5] In Bignami, op. cit., s.v., p. 228, sono riportate le seguenti notizie di Giovanni Taschini: «Nato a Brescia il 20 novembre 1813 e morto a Torino il 20 giugno 1891. Maestro di musica, organista e compositore. Studiò sotto la direzione di Bartolomeo Bresciani e riuscì un ottimo esecutore d’organo; nel 1848 venne eletto maestro di banda di un corpo di volontari. Visse molti anni a Torino, scrivendo della musica sacra, e dando lezioni di pianoforte e di canto. Non conosciamo alcuna sua composizione stampata; si sa però che musicò il dramma intitolato “Tebaldo Brusato” […]».
  • [6] Le testimonianze degli allievi di Turrini qui riportate erano sinora del tutto sconosciute. Si noti come il Taschini parli espressamente dello studio del pianoforte, oltre a quello dell’organo, a conferma della pratica e non solo dell’interesse che il compositore ebbe per il ‘nuovo’ strumento.
  • [7] In F. Conter, op. cit., p. 20, questa prefazione è tratta da A. Valentini, I musicisti bresciani e il Teatro Grande, Brescia, Queriniana 1894, p. 103.
  • [8] Ferdinando Montesanto o Montesanti, (Mantova, 19.10.1787- ivi, 26.01.1860), organaro, appartenne ad un ‘importante famiglia di organari mantovani. Cfr. Gli organari Montesanti, in L’organo Luigi Montesanti 1813 della chiesa di San Tommaso di Acquanegra sul Chiese, a cura di Federico Lorenzani, Guastalla, Associazione culturale «Giuseppe Serassi» 2009, pp. 86-88.
  • [9] Il documento si trova a Bergamo, Civica Biblioteca Angelo Mai, 474MoF. La circostanza, non è citata in F. Conter, op. cit.
  • [10] Paolo Guerrini, Memorie storiche della diocesi di Brescia, serie prima, Brescia, Scuola tipografica dell’Istituto Pavoniano 1930, p. 240. La circostanza non è citata in F. Conter, op. cit.
  • [11] La lettera è a Brescia, Biblioteca Queriniana, Fondo Guerrini, R 44. Ringrazio Mariella Sala per la sua sollecita, preziosa e continua collaborazione.

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La Musica, ovvero la nostalgia del suono

Giusy De Berardinis


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